AGIOGRAFIE - SANT'AGOSTINO - Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Delegazione della Tuscia e Sabina

Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
Delegazione della Tuscia e Sabina
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AGIOGRAFIE - SANT'AGOSTINO

DOCUMENTI > Livello 29

SANT'AGOSTINO



Agostino nasce a Tagaste (oggi Souk Haras, Algeria) domenica 13 novembre 354, da Patrizio, funzionario comunale, e da Monica pia e fervente cristiana. Compie i primi studi nella città natale e poi nella vicina Madaura. Alle lezioni scolastiche, noiose e poco attraenti per i metodi piuttosto ripetitivi di insegnanti senza fantasia e creatività, Agostino preferisce il gioco. Comprenderà in seguito l'importanza dello studio che gli permetterà di fare carriera, secondo le ambizioni del padre. Nonostante l'educazione cristiana impartita dalla madre, Agostino irride la fede cattolica e, quando si accosterà alla lettura delle Scritture, lamenterà la mancanza di eleganza a confronto con i classici che era abituato a leggere. Per mancanza di denaro a 16 anni interrompe gli studi e vive un anno di ozio a casa. L'anno successivo muore il padre e, con l'aiuto economico di un amico di famiglia, si trasferisce a Cartagine per completare gli studi. Legge l'"Ortensio" di Cicerone e ne rimane così affascinato da decidere di dedicare tutta la vita alla sapienza. Conosce una setta eretica, quella dei Manichei, fieri avversari del cristianesimo: vi aderisce e la frequenta per ben nove anni. A Cartagine prende a vivere con una ragazza di cui non conosciamo il nome, e da questa relazione dopo circa un anno nasce un figlio, Adeodato. Apre una scuola di eloquenza a Cartagine ma, deluso dal comportamento dei suoi scolari, si trasferisce a Roma. Qui la scuola gli riserva altre delusioni, così ancora una volta con la raccomandazione dei Manichei si reca a Milano dove gli viene assegnata la cattedra di eloquenza e diventa il primo retore dell'impero. Fa visita al Vescovo della città, Ambrogio. Affascinato dalla sua personalità, Agostino lo va ad ascoltare in chiesa e così comincia a d accostarsi alla Sacra Scrittura secondo il metodo allegorico usato da Ambrogio. Comincia una crisi interiore dovuta ad un senso di insoddisfazione generale di tutte le cose che aveva cercato e che aveva ottenuto. Intanto la madre lo raggiunge a Milano e si stabilisce in casa del figlio. Nel 386, un pomeriggio di luglio, mentre è nel giardino di casa apre per caso le lettere di San Paolo e lo sguardo gli cade sul capitolo 13° della lettera ai Romani dove l'Apostolo, dopo aver elencato le realtà in cui non si può trovare la pace, invita a rivestirsi di Cristo. Questa espressione segna la svolta decisiva nella vita di Agostino. Rinuncia al matrimonio, all'insegnamento, all'alta società e decide di dedicarsi totalmente al Signore. Si ritira con i suoi cari nella villa di un suo amico un pò fuori Milano e qui si prepara al battesimo che riceverà da Ambrogio la notte di Pasqua (24 aprile) del 387. Insieme con i suoi si appresta a tornare in Africa, ma durante il soggiorno ad Ostia, in attesa di imbarcarsi, gli muore la madre. Giunti a Tagaste crea nella casa paterna una piccola comunità religiosa dedita alla preghiera ed al lavoro. Il Vescovo di Ippona, Valerio, informato del suo stile di vita, lo ordina sacerdote contro la sua volontà (gennaio 391). Dopo quattro anni lo consacra vescovo ausiliare. L'anno successivo Valerio muore e Agostino ricopre la carica di vescovo di Ippona per ben 35 anni. Partecipa a numerosi concili, viene richiesta la sua presenza per risolvere delicate questioni ecclesiastiche, come per esempio il fenomeno del donatismo. Contemporaneamente porta avanti la sua attività pastorale in diocesi immergendosi di notte, unico suo tempo libero, in una frenetica e feconda attività letteraria, producendo un considerevole numero di opere che oggi ce lo rendono vivo e attuale. Muore ad Ippona giovedì 28 agosto 430, mentre i vandali assediano la città. Viene sepolto nella Basilica della Pace.

Il 28 febbraio di un anno imprecisato (circa fine VII secolo) a causa delle incursioni dei Musulmani nel Nord Africa, le sue reliquie furono traslate a Cagliari (lo afferma Giordano di Sassonia). Circa l'anno 725 i Saraceni invasero la Sardegna e allora il Re dei Longobardi, Liutprando, sovrano molto pio e legatissimo alla fede cattolica, prevedendo i saccheggi cui andava incontro la Sardegna, mandò dei legati a Cagliari per riscattare "a gran prezzo" le reliquie di Sant'Agostino. Dopo un giorno ed una notte di viaggio in mare, le reliquie furono accolte a Genova dallo stesso Sovrano e trasferite il giorno 11 ottobre di un anno imprecisato nella Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia, capitale dei Longobardi (lo affermano San Beda il venerabile e Filippo di Harvengt).

Le Opere

La "Città di Dio" è l'opera più importante di Agostino, sintesi del suo pensiero teologico, filosofico e politico. La più grande apologia del Cristianesimo dell'antichità cristiana. L'opera, in 22 libri, pubblicata ad intervalli dal 413 al 426, fu ispirata dall'accusa fatta al Cristianesimo dai pagani di essere la causa della decadenza dell'impero romano, in modo particolare, dopo il sacco di Roma del 410. Il tema centrale è quello della Provvidenza divina che illumina e guida la storia dell'umanità. Nei primi 10 libri Agostino confuta il paganesimo dimostrando come le divinità pagane non avevano garantito né salvato l'impero romano. Nei libri successivi espone e difende la dottrina cristiana descrivendo la lotta continua tra la città di Dio e la città terrena, una lotta in cui le due città non sono nettamente separate, ma si compenetrano a vicenda. Solo alla fine dei tempi, al giudizio universale, avverrà la separazione definitiva. Quest'opera estesa, come la definisce Agostino, fu molto letta e studiata nel medioevo, e ancora oggi gli innumerevoli e complessi studi sulla "Città di Dio" ne dimostrano il perenne valore e la sua straordinaria attualità.

Le "Confessioni", scritte tra il 397 e il 400, costituiscono un genere nuovissimo della letteratura cristiana. E' l'autobiografia di Agostino, ricca non solamente di notizie storiche, ma anche di filosofia, teologia.mistica e poesia. L'opera, la più letta tra gli scritti di Agostino, è un lungo dialogo con Dio, una preghiera continua, una biografia sui generis, il cui vero protagonista è Dio. Agostino usa le stesse parole della Sacra Scrittura per raccontare quanto Dio ha compiuto nella sua vita, per lodarlo, ringraziarlo e chiedergli quanto gli serve per essere fedele alla verità. Partendo dalla realtà del peccato che segna la vita dell'uomo, Agostino trasforma il suo scritto in atto di verità e di umiltà, per dare a Dio ciò che è di Dio e speranza a tutti gli uomini. Il racconto diventa così storia di salvezza e, ancora, un inno a Cristo Salvatore. Qualche volta può sembrare che Agostino si mostri troppo severo nel mostrare le proprie debolezze, ma per comprendere lo spirito dell'opera occorre collocarla nel preciso disegno che si era proposto Agostino: l'uomo che ha abbandonato il Signore può ritrovare se stesso solo se riconosce la sua malattia, si mette sulle tracce di Dio salvatore e si affida totalmente alla sua misericordia. Non è il peccato che interessa ad Agostino, ma la grazia e la misericordia del Signore, indispensabili perché il peccato perda la sua forza e lasci spazio alla potenza dell'amore di Dio. (R.S.)

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