COSTANTINO I IL GRANDE - Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Delegazione della Tuscia e Sabina

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COSTANTINO I IL GRANDE

DOCUMENTI

COSTANTINO I IL GRANDE


Flavio Valerio Costantino, meglio conosciuto come Costantino il Grande (Naissus, 27 febbraio 272 (?) - Nicomedia, 22 maggio 337) fu l'imperatore di Roma dal 306 al 337 dopo cristo. Fu una delle figure più importanti dell'Impero Romano in quanto sancì l'emersione della Chiesa Cristiana dalla clandestinità. La Chiesa Cristiana Ortodossa lo considera Santo e "simile agli Apostoli".

Detto Trachala per il suo enorme collo, Costantino era figlio illegittimo del cesare Costanzo Cloro e di Elena Flavia Augusta (Sant'Elena Imperatrice). Trascorse la sua gioventù a Nicomedia, dove venne educato presso la corte di Diocleziano, sotto il quale intraprese la carriera militare. Con il grado di Tribuno ordinis primi combatté sotto Galerio contro i Persiani ed i Sarmati. Poi, raggiunse il padre, quando questi passò dal rango di cesare a quello di augusto nel 305, e lo seguì in una campagna militare in Britannia.

Alla morte del padre, avvenuta nel 306 a Eburacum (York), Costantino fu proclamato Augusto dall'esercito. La crisi del sistema tetrarchico studiato da Diocleziano portò ad una serie di guerre civili. Si ebbero inizialmente quattro augusti (Galerio e Massimino Daia in oriente, Licinio in Illirico e Costantino in Gallia, Spagna e Francia, mentre Massenzio, il figlio dell'antico collega di Diocleziano, Massimiano restava, come usurpatore a Roma, in Italia e in Africa). Inizialmente Costantino si era alleato con Massimiano, che era in rotta con il figlio ed era ansioso di recuperare un ruolo nella politica imperiale, sposandone la figlia Fausta. In seguito, nel 310, Massimiano morì, seguito da Galerio nel 311. I tre Augusti rimasti, quindi, si [Chi Ro] coalizzarono contro Massenzio, che Costantino sconfisse il 28 ottobre 312 nella celebre battaglia di Ponte Milvio, presso i Saxa Rubra sulla via Flaminia, alle porte di Roma.

A proposito della battaglia è famosa la leggenda secondo la quale la notte precedente Costantino sognò Gesù, il quale gli chiese di far scrivere sugli scudi dei suoi soldati le lettere XP (che rappresentano in greco il nome di Cristo). Prima dei combattimenti inoltre si narra che l'imperatore avrebbe visto apparire in cielo una croce e la scritta: "In hoc signo vinces".

L'anno seguente, nel 313, moriva Massimino Daia. Nello stesso anno i due augusti rimasti promulgarono l'editto di Milano, con cui veniva riconosciuta la libertà di culto per tutte le religioni, ponendo fine ufficialmente alle persecuzioni contro i cristiani, l'ultima delle quali si era svolta sotto Diocleziano tra il 303 e il 304.

Il testo del decreto recitava:

   Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto abbiamo risolto di accordare ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità..

L'anno successivo, Costantino e Licinio, che ne aveva sposato la sorella Costanza, entrarono una prima volta in conflitto e di nuovo nel 323. In seguito alla sconfitta di Licinio, che si arrese e venne ucciso nel 324, Costantino rimase l'unico Augusto al potere.

Nel 326, a Pola, fece uccidere il figlio di primo letto Crispo e Liciniano, figlio della sorella Costanza e di Licinio. Quindi fece affogare nel bagno la moglie Fausta. La leggenda vuole che Crispo sia stato eliminato in seguito all'accusa di Fausta di averla insidiata. Pertanto, una volta riconosciuta l'innocenza del figlio, Costantino fece giustiziare l'imperatrice. Più probabilmente, però, Crispo si opponeva alla politica filocristiana del padre e, dal canto suo, Fausta voleva assicurarsi l'eliminazione dei rivali dei propri figli nella successione a Costantino.

Sempre nel 326, iniziarono i lavori per la costruzione della "Nuova Roma", sul sito dell'antica città di Bisanzio, che sarebbe dovuta divenire la nuova capitale, più vicina ai minacciati confini orientali e danubiani. La città venne inaugurata nel 330 e prese presto il nome di Costantinopoli. La città sarebbe rimasta, fino al 1453, la capitale dell'Impero Bizantino.

Nella sua organizzazione dell'impero, affidò ai figli la difesa dell'Occidente contro Franchi ed Alamanni mentre lui stesso si occupò di combattere i Goti (332) ed i Sarmati (335) sul confine danubiano. Infine, divise l'impero tra i figli assegnando a Costantino II Gallia, Spagna e Britannia, a Costanzo le province asiatiche e l'Egitto e a Costante l'Italia, l'Illirico e le province africane. Alla sua morte nel 337 si preparava ad affrontare in Oriente i Persiani.

Costantino fu certamente il primo a comprendere l'importanza della nuova religione cristiana per rafforzare la coesione culturale e politica dell'impero romano. Egli tuttavia non si convertì al cristianesimo, se non forse in punto di morte: il suo consigliere e biografo, il vescovo Eusebio di Cesarea, ariano, forse per motivi politici e propagandistici, raccontava di averlo battezzato egli stesso.

Nel III secolo la religione pagana si era fortemente trasformata: sulla spinta dell'insicurezza dei tempi e dell'influsso dei culti di origine orientale, le sue caratteristiche pubbliche e ritualistiche avevano sempre più perso di significato di fronte ad una più intensa e personale spiritualità. Si era andato diffondendo un sincretismo venato di monoteismo e si tendeva a vedere nelle immagini degli dei tradizionali l'espressione di un unico essere divino. Una prima forma politica fu data dall'imperatore Aureliano, con l'istituzione del culto ufficiale del Sol Invictus ("Sole Invitto"), con elementi del mitraismo e di altri culti solari di origine orientale. Il culto era diffuso nell'esercito e ad esso aderivano Costanzo Cloro, padre di Costantino, e Costantino stesso.

Sia l'editto di Milano, sia l'iscrizione sull'Arco di Costantino, citano una generica "divinità", che poteva dunque essere identificata sia con il Dio cristiano, sia con il dio solare. Tuttavia i busti di divinità presenti sullo stesso arco, le raffigurazioni sulle monete, il mantenimento della carica di pontefice massimo, non lasciano dubbi sul culto ufficialmente praticato dall'imperatore.

Che sia stato per convinzione personale o per calcolo politico, Costantino appoggiò comunque la religione cristiana, costruendo basiliche a Roma, Gerusalemme e nella stessa Costantinopoli; conferì alle chiese il diritto di ricevere beni in eredità e quelle maggiori furono dotate di vaste proprietà; diede ai vescovi privilegi e poteri giudiziari. Costantino perseguiva probabilmente il proposito di unificare i culti presenti e forse considerava il Cristo come una manifestazione del Sol Invictus. Le festività religiose più importanti del cristianesimo e della religione solare furono fatte coincidere: la domenica ("giorno del Sole" o "giorno del Signore"). Il giorno natale del Sole e del dio Mitra, il 25 dicembre, divenne anche quello della nascita di Gesù. Le statue del dio Sole erano spesso adornate del simbolo della Croce, ma a Costantinopoli furono eretti anche dei templi pagani.

La politica di Costantino mirava a creare una base salda per il potere imperiale nella stessa religione cristiana, di cui era dunque importantissima l'unità: per questo motivo, pur non essendo battezzato, indisse diversi concili, in qualità di "vescovo di quanti sono fuori della chiesa".

   Il primo fu quello convocato ad Arelate (Arles), in Francia nel 314. I lavori di questo Concilio confermarono una sentenza emessa da una commissione di vescovi a Roma che [L'Imperatore Costantino dedica la Basilica di Hagia Sophia] aveva condannato l'eresia donatista. Costoro erano intransigenti nei confronti di tutti i cristiani che si erano piegati alla persecuzione dioclezianea: in particolare si trattava del rifiuto di riconoscere come vescovo di Cartagine Cipriano, il quale era stato consacrato da un vescovo che aveva consegnato i libri sacri.

   Nel 325, convocò a Nicea il primo concilio ecumenico, che lui stesso inaugurò, per risolvere la questione dell'eresia ariana: Ario, un prete alessandrino sosteneva che il Figlio non era della stessa "sostanza" del padre, ma il concilio ne condannò le tesi, proclamando l'omousia, ossia la medesima natura del Padre e del Figlio.

   Nel 335 un nuovo concilio a Tiro condannerà tuttavia Anastasio, vescovo di Alessandria, il più accanito oppositore di Ario, soprattutto a causa delle accuse politiche che gli vennero rivolte.

È considerato santo dalla chiesa cristiana ortodossa ma non da quella cattolica, infatti non è riportato nel Martirologio Romano. Come santo è commemorato dalle Chiese Orientali e riportato nel Sinassario Costantinopolitano dove è celebrato il 21 maggio assieme alla madre Sant'Elena Imperatrice, diversamente dal rito romano che la celebra il 18 agosto (V.B.).

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