ISACCO II ANGELO - Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Delegazione della Tuscia e Sabina

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ISACCO II ANGELO

DOCUMENTI

ISACCO II


Isacco II Angelo (settembre 1156 – Costantinopoli, 8 febbraio 1204) è stato basileus dei romei due volte: I regno dal 12 settembre 1185 all'8 aprile 1195, II regno dal 18 giugno 1203 fino alla morte.

Isacco II apparteneva alla casata degli Angeli, una potente famiglia con radicate tradizioni militari proveniente dalla Mesopotamia entrata a far parte del clan imperiale grazie al matrimonio tra Costantino Angelo e Teodora, figlia di Alessio I Comneno. Verso la metà del 1185 si diffuse la voce dell'ennesima congiura ai danni dell'Imperatore e che in tale congiura fosse implicato Isacco. Sfuggito alla cattura con l’aiuto del popolo, mentre i Normanni occupavano Tessalonica e gli Ungheresi la Dalmazia, Isacco rovesciò l’imperatore Andronico I Comneno (1182-1185). Il 12 settembre fu proclamato Imperatore e incoronato dal Patriarca Basilio II Camatero.

Divenuto Imperatore, Isacco si dedicò al consolidamento del proprio potere: sul fronte interno ordinò la cattura di Andronico II e dei suoi successori e defenestrò il Patriarca, legato al vecchio regime, mentre sul fronte esterno assunse il comando delle operazioni contro i Normanni che marciavano verso la città di Bisanzio. Gli invasori furono battuti presso Mosinopoli, presso Anfipoli e nel novembre del 1185 a Dimitritza, l'attuale Siderocastro. La disfatta normanna era completa, Tessalonica venne abbandonata ed i superstiti fuggirono. La stessa flotta normanna, che nulla aveva potuto fare, lasciò le Isole dei Principi dove aveva attraccato. Per portare a conclusione tale impresa Isacco si assicurò la tranquillità delle frontiere orientali firmando un trattato con Kilidj Arslan di Iconio e trattando una pace definitiva con Venezia. Nella primavera del 1186 Isacco riprese anche il controllo di Durazzo e di Corfù. Fu tuttavia incapace di mantenere il controllo sui nobili e di porre freno alla pressione fiscale.

Contemporaneamente Isacco normalizzò i rapporti con l'Ungheria attraverso un trattato che, insieme ad accomodamenti territoriali, prevedeva le nozze tra il basileus stesso, rimasto vedovo della prima moglie, Irene Paleologina Comnena, dalla quale aveva avuto tre figli (Eufrosina Angela, che abbracciò la vita monastica, Irene Angela, sposa prima di Ruggero III di Sicilia e poi di Filippo di Svevia, e Alessio IV Angelo, coimperatore dal 1203 al 1204) e la figlia di Bela III d'Ungheria, la piccola Margherita, ribattezzata Maria, dalla quale avrebbe avuto altri tre figli (Giovanni Angelo, futuro Signore di Sirmia, Bacs, futuro vassallo di Bela IV, e Manuele Angelo, morto alla caduta del padre).

Le spese necessarie per celebrare il matrimonio ricaddero, tramite una pesante tassazione aggiuntiva, sulle provincie, in particolare su alcune aree bulgare. Secondo Niceta Coniata, storico bizantino, questa fu la ragione che spinse alla ribellione quei popoli. Il casus belli sarebbe stata la negata cessione di una pronoia a due fratelli bulgari. Infastiditi da tale rifiuto, i due fratelli decisero di porsi a capo di quanti tra Bulgari, Cumani e Valacchi intendessero liberarsi del giogo imperale, e presto crearono una loro enclave attorno a Tarnovo, attaccando i territori bizantini.

Sebbene incostante, influenzabile, debole e amante del lusso e dei piaceri, Isacco non era né timoroso, né inattivo, né tantomeno un incapace. L'Imperatore non frappose indugi all'azione e, mentre la rivolta in Bulgaria andava crescendo, nella primavera del 1186, inviò una flotta di 70 navi verso Cipro, dove, sotto Andronico II, Isacco Comneno s'era ritagliato un suo impero. La spedizione ebbe però esito fallimentare. Poco dopo Isacco rispose alla ribellione bulgara marciando personalmente contro i rivoltosi, che si ritirarono oltre il Danubio. Non essendo stato tuttavia raggiunto alcun risultato duraturo, tra la fine del 1186 e l'inizio dell'anno successivo, Isacco tentò più volte di soggiogare i ribelli, con campagne dall'esito mai risolutivo.

Alessio Branas, il generale responsabile della sconfitta dei Normanni, decise, però, di proclamarsi Imperatore e di marciare contro Costantinopoli, che nel 1187 venne posta sotto assedio. Tuttavia, Isacco trovò l'appoggio di Corrado, figlio del marchese del Monferrato, che si trovava in città per sposare Teodora, sorella del basileus. Isacco e Corrado affrontarono l'usurpatore fuori dalla città e lo sconfissero. Subito dopo, l'Imperatore decise di marciare alla testa delle proprie truppe contro i Bulgari ed i Valacchi. Pur ottenendo rilevanti successi, a causa della rivolta di Teodoro Mancafa del 1188, dovette accontentarsi di stipulare una tregua. L'anno seguente, Mancafa fu scacciato da Filadelfia (Asia Minore) e costretto a rifugiarsi presso i Selgiuchidi, che lo consegnarono a Bisanzio. Tuttavia questa rivolta ebbe conseguenze fatali: costrinse Isacco ad abbandonare la lotta contro i Bulgari in un momento cruciale ed essi ne approfittarono per rinforzarsi e costituirsi in Stato.

Nel frattempo, la caduta del Santo Sepolcro nelle mani del Saladino aveva spinto la Cristianità alla Terza Crociata. Uno dei suoi condottieri fu Federico Barbarossa che, nell'estate del 1189, alla testa di un possente esercito giunse in territorio romeo. L'assenza del basileus dalla capitale, i ritardi nelle comunicazioni e reciproche incomprensioni provocarono gravi tensioni tra i Tedeschi ed i Romei, aggravate dalle fortissime diffidenze reciproche. Isacco fece arrestare degli ambasciatori crociati e rinnovò il trattato di pace con il Saladino cercando, inoltre, di contrastare l'avanzata crociata in tutte le maniere possibili. La decisione del Barbarossa - il cui pensiero, ormai, era quello di occupare la stessa Costantinopoli - di avanzare su Adrianopoli costrinse Isacco a scendere a patti e, nel febbraio del 1190, venne raggiunta un'intesa con i Crociati, che a marzo poterono passare in Asia Minore e procedere senza eccessivi problemi da parte romea verso la loro meta. Tuttavia, a giugno Federico Barbarossa sarebbe annegato nel fiume Göksu liberando Isacco di un temibile avversario. Le spedizioni di Riccardo Cuor di Leone e di Filippo Augusto non riguardarono Bisanzio, se non per l'occupazione da parte di Riccardo di Cipro (giugno1191) e la conseguente prigionia di Isacco Comneno. Cipro non sarebbe mai più ritornata  ai Romei. Fu proprio in questo periodo, probabilmente, che Isacco Angelo volle un corpo militare simile a quello degli Ordini che in quel periodo attraversavano l'Impero Bizantino per recarsi in Terra Santa formando o riorganizzando la Milizia Costantiniana.

L'uscita di scena del Barbarossa, per Isacco, fu la fine di un incubo. Tuttavia, sebbene l'impero sembrasse relativamente solido, la catastrofe era alle porte: gli sperperi della corte, la corruzione dilagante e la crisi economica costrinsero il Governo ad una forte svalutazione e ad un incremento delle tassazioni. Nonostante Isacco si dimostrasse un sovrano religioso e generoso, concedendo donativi ai poveri, costruendo e restaurando chiese, monasteri, ospizi ed ospedali, il suo problema era la debolezza nel Governo, e la cessione di ampie prerogative imperiali a consiglieri dissennati. Questi anni furono testimoni di una serie ininterrotta di ribellioni ed usurpazioni, tra le quali quelle dei Pseudoalessi. Nel frattempo, però, i Bulgari e i Valacchi dilagavano.

Nel 1191 Isacco decise di chiudere la questione e attaccò il nemico. Tuttavia, la sua armata, cacciatasi in una stretta gola nei pressi di Beroe, l'odierna Stara Zagora, venne annientata e lui stesso si salvò a stento. Mentre cadevano le piazzeforti di Anchialo, Varna e Sofia, anche i Serbi di Stefano Nemanja levarono le armi contro Bisanzio. L'Imperatore, di concerto con l'alleata Ungheria, reagì rioccupando le fortezze cadute e battendo Stefano Nemanja sulla Morava. Nel 1194, però, l'esercito bizantino tradito da uno dei comandanti venne nuovamente annientato ad Arcadiopoli, l'odierna Lüleburgaz, nella Turchia europea. Nel marzo del 1195, dopo una serrata coscrizione, l'Imperatore decise di mettersi nuovamente alla testa delle sue truppe. La campagna, però, non ebbe neppure inizio: a Cipsello, sulla Maritza, il sebastokrator Alessio, fratello di Isacco, l'8 aprile si proclamò Imperatore col nome di Alessio III e fece arrestare ed accecare il congiunto.

Isacco avrebbe dovuto trascorrere il resto della vita nelle segrete di Costantinopoli, tuttavia, il figlio Alessio riuscì a fuggire. Imbarcatosi su una nave pisana, nel settembre del 1201 sbarcò ad Ancona deciso a riconquistare il trono perduto. Si recò in Alsazia presso il cognato Filippo di Svevia. Qui incontrò Bonifacio di Monferrato che si preparava a guidare una nuova Crociata. Sebbene Papa Innocenzo III non gli offrisse aiuto, molti Crociati furono allettati dalle sue offerte. Nell'aprile del 1203, a Zara, l'accordo tra Alessio Angelo ed i cavalieri era pronto.

L'armata latina apparve sotto le mura di Costantinopoli nel giugno del 1203 proclamando che il vero Imperatore era Alessio IV Angelo, figlio di Isacco, e chiedendo alla popolazione di deporre Alessio III. L'Imperatore, dopo un fallito tentativo di corruzione nei confronti dei Crociati, tentò la via dello scontro militare. Quando, nella notte tra il 17 e il 18 giugno, un manipolo d'uomini guidati dall'ottuagenario doge di Venezia Enrico Dandolo riuscì a scavalcare le mura, Alessio III preferì fuggire in Tracia abbandonando la propria famiglia a Costantinopoli. Isacco II, tratto di prigione e rivestito degli indumenti imperiali poté così ricevere il figlio.

Tale manovra sarebbe dovuta servire a togliere ai cavalieri franchi ogni pretesto d'intervento per motivi di legittimità di potere. Nonostante ciò, affinché potesse onorare le promesse fatte, nel mese di agosto, ad Isacco fu imposta la coreggenza del figlio. Nonostante la pressione fiscale, gli espropri di patrimoni, le razzie, che non ebbero altro esito che l'esacerbare ulteriormente l'animo dei sudditi romei, tuttavia, nessuno dei due Imperatori poté pagare interamente il debito ai Crociati. Inoltre, tra i due imperatori si creò una forte tensione ed Alessio, appoggiandosi ad alcuni settori della corte ed alle forze Crociate che stazionavano nei pressi di Costantinopoli, riuscì ad isolare il padre. Già malato, Isacco crollò mentalmente e, sperando in tal modo di recuperare il vigore perduto, si rifugiò in un mondo tutto suo, occupandosi solo di pratiche magiche e di astrologia.

Nella notte tra il 7 febbraio e il 8 del 1204, il protovestiario Alessio V Ducas irruppe nel palazzo imperiale avvisando Alessio IV del divampare di una rivolta e convincendolo ad uscire dal palazzo, dove suoi sicari lo attendevano per assassinarlo. Nella stessa notte morì anche Isacco, lasciando campo libero al Ducas per farsi incoronare come Alessio V.


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