MADONNA LIBERATRICE - Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Delegazione della Tuscia e Sabina

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MADONNA LIBERATRICE

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LA MADONNA LIBERATRICE

Il culto della Madonna Liberatrice rappresenta la più antica devozione mariana dei viterbesi poiché è da quasi otto secoli che essi invocano sotto questo titolo la Madre di Dio nella Chiesa della Santissima Trinità, officiata dai Padri Agostiniani.

Intorno alla metà del XIII secolo, negli anni in cui papa Alessandro IV stava procedendo alla grande riforma dell'Ordine agostiniano, trasformato dalla originaria congregazione di eremiti in una formazione di apostolato, furono eretti su un colle poco fuori dalla città di Viterbo un cenobio ed una piccola chiesa consacrati nel 1258.
Nella chiesa, nel 1319, fu realizzata una cappella dedicata a Sant'Anna decorata da affreschi attribuiti a due maestri giotteschi itineranti, Gregorio e Donato d'Arezzo. Tra questi la Madonna in trono col Bambino in grembo che tiene un uccellino.
Quest'ultima, con il titolo di Madonna Liberatrice, divenne, nella Chiesa della Trinità, il punto centrale della devozione mariana in seguito al miracolo operato nella notte del lunedì di Pentecoste del 1320 quando, come racconta Feliciano Bussi nella sua Istoria di Viterbo, ...ingombrarono ad un tratto la Città nuvole sì tenebrose, udironsi tuoni sì formidabili, caddero fulmini sì frequenti, soffiarono venti così gogliardi, scesero pioggie sì vaste ed impetuose, crollarono la terra tremuoti così terribili, e si sentivano per l'aria gridi, e stridori sì spaventevoli che facevano credere evidente il subissamento della Città ... Nel tempo stesso scorrevano per l'aria copiosissime schiere di Demoni sotto forma chi di corvi, chi di nottole e chi di aquile molto grandi e spaventose, che incessantemente gridavano: L'inferno vi aspetta ... i Viterbesi ... si raccomandavano con immense lacrime a Maria Vergine loro avvocata. Ma i Demoni al contrario con molto maggior rigoglio li minacciavano con tali parole: invocate pure la Vergine quanto vi piace, Ella è sorda alle vostre suppliche, e noi siamo qui per vostra rovina. Essi però più ardentemente implorando il patrocinio di Maria, poterono far sì, che la medesima finalmente mossa a pietà, aprisse i suoi misericordiosi occhi sopra la comune sciagura, apparendo nell'aria tutta cinta di splendori a moltissime persone di ogni ordine, alle quali così favellò: Andate alla Chiesa della Santissima Trinità, ed ivi ritrovarete alla sinistra della cappella di S. Anna una immagine, che è il mio ritratto, e avanti a quello supplichevolmente invocatemi. Queste dolci parole uditesi dal Popolo corsero alla prenominata Chiesa della Trinità de' Padri Agostiniani ed avendo con loro stupore ravvisata in quella figura la copia al naturale di quella, che loro avea parlato fra 'suoi splendori ecco che i tuoni e le pioggie ed i crollamenti della terra all'improvviso cessati, videsi comparire una chiarissima stella dalla quale uscì la voce di Maria, che così comandò a quelle squadre di Demoni: ritornatevene, o legioni Infernali, al vostro oscurissimo regno; il che sentendo que 'brutti spiriti a vista di tutto il Popolo si precipitarono in quel tal picciolo lago perpetuamente ardente, che chiamasi il Bullicame...
La Madonna Liberatrice assunse fin da allora la funzione di protettrice civica dell'intera comunità viterbese. L'interesse costante del Comune di Viterbo per la sua Liberatrice è confermata dagli antichi Statuti, e quello del 1344 stabiliva che la sua festa si celebrasse ogni anno nel lunedì di Pentecoste: otto giorni prima, il Podestà e gli Otto del Popolo disponevano che, a suono di tromba, fosse bandita per tutta la Città la solenne ricorrenza. Al miracolo di fondazione seguì poi la pacificazione delle fazioni cittadine, gatteschi e maganzesi, favorita dall'intervento del cardinale Egidio da Viterbo, generale degli Agostiniani, che organizzò nel 1503 la processione pacificatrice dei fanciulli vestiti di bianco; nel 1577 la liberazione dal flagello delle cavallette, cui seguì, nel 1641 e nel 1703, la preservazione dalla prima guerra di Castro e da un forte terremoto. Nel 1660 l'affresco, dopo essere stato tagliato dal muro, fu trasportato in una sontuosa cappella, appositamente eretta per custodirlo. Nel 1715 la venerata immagine ricevette dal Capitolo Vaticano il privilegio dell'imposizione della corona d'oro asportata, purtroppo, insieme agli ex-voto più preziosi, nel 1798 dalle truppe francesi. Alla cerimonia assistette il Vescovo Cardinale Michelangelo Conti, il futuro Pontefice Innocenzo XIII.
Il culto civico della Madonna Liberatrice conobbe una flessione solo con l'espulsione degli Agostiniani dal loro convento nel 1873, quando fu abolita la solenne processione. Il 15 settembre 1901, grazie alla generosità del popolo viterbese e all'impegno della comunità agostiniana, il Vescovo Monsignor Grasselli poté effettuare la seconda incoronazione dell'Immagine. Nel 1945, dopo le tragiche vicende belliche, su iniziativa del Vescovo Monsignor Adelchi Albanesi venne ripresa la tradizionale processione con la partecipazione ufficiale delle autorità municipali. Nel 1958, l'affresco alquanto deteriorato e alterato dalle vicende dei tempi, ritornò con opportuno restauro alla primitiva forma. Nel 1984 Giovanni Paolo II, nel corso della sua visita pastorale alla Diocesi di Viterbo, sostò in fervorosa preghiera dinanzi all'altare della Madonna e confortò gli ammalati riuniti nell'attiguo chiostro. A partire dall'anno 2000, per disposizione del Vescovo Monsignor Lorenzo Chiarinelli, le tradizionali manifestazioni in onore della Liberatrice, che culminano nel pomeriggio con la solenne processione cittadina, si tengono nell'ultima domenica di maggio. (R.S.)

S.E. Rev.ma Lorenzo CHIARINELLI - Vescovo Emerito di Viterbo
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