S.M.O.C. DI S. GIORGIO - Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Delegazione della Tuscia e Sabina

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S.M.O.C. DI S. GIORGIO

ORDINI DINASTICI E STATUALI

SACRO MILITARE ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO


Le origini del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, una delle più celebri istituzioni cavalleresche della Cristianità, sono leggendarie; la sua creazione risalirebbe all’Imperatore Costantino il Grande al quale, durante la vittoriosa battaglia contro il suo rivale Massenzio a Ponte Milvio, nei pressi dell’Urbe, apparve una Croce infuocata  con su scritto “In hoc signo vinces” . Il suo nucleo sarebbe stato formato da cinquanta Cavalieri scelti per la Guardia personale dell’Imperatore ai quali venne affidato il Labaro imperiale, sopra cui risplendeva la Croce e il monogramma di Cristo.

Messo sotto la protezione di San Giorgio - soldato di Cappadocia martirizzato al tempo dell’Imperatore Diocleziano - l’Ordine Costantiniano, ad istanza dell’Imperatore Marciano (450-457), venne approvato da Papa San Leone Magno nel 456. Nell’anno 459 circa, l’Imperatore Leone (457-474) in un Editto riconobbe Alessio Angelo e il figlio Michele quali Principi di Cilicia e di Macedonia, Conti di Drivasto, e aventi diritto al Gran Magistero dell’Ordine in quanto legittimi discendenti dell’Imperatore Costantino, fondatore della Sacra Milizia.

Nel 1190, l’Imperatore d’Oriente Isacco II Angelo (1155-1204) concesse all’Ordine gli Statuti che contengono, fra l’altro, il principio della primogenitura nella successione al Gran Magistero, principio ribadito in ogni documento successivo.

Il Gran Magistero pervenne poi al Principe Don Michele Angelo Flavio Commeno, Duca di Durazzo (1204) - cugino dell’Imperatore Isacco II - che acquisì il cognome Comneno per la bisavola paterna Teodora. L’Ordine rimase come dinastico dei Comneno anche dopo la perdita del trono nel 1453 a causa dell’invasione musulmana.

Nel  1522   il Principe Don Giovanni II Cesare degli Slavoni e dei Romeni emanò degli Statuti a conferma di quelli più antichi. Si tratta in realtà del primo documento sicuro della organizzazione dei Cavalieri creati dagli Angelo di Drivasto in associazione cavalleresca o meglio in Ordine.

Il 17 luglio 1551 i Principi di Tessaglia ottennero da  Papa Giulio III, con Breve “Quod Alias”,  il  riconoscimento del loro Ordine e l’esercizio del Gran Magistero. Venticinque anni dopo, il 25 ottobre 1576, sotto il pontificato di Gregorio XIII, la Congregazione del Concilio dichiarò vera Religione l’Ordine Costantiniano, ponendolo sotto la regola di San Basilio.

Il 20 luglio 1623 il Principe Don Giovanni Andrea Angelo Flavio, in gravi difficoltà economiche, cedette il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano a Don Marino Caracciolo Principe di Avellino. Il passaggio ottenne l’approvazione da Papa Urbano VIII e venne ratificato dagli altri Comneno e dal Re di Spagna. Nel 1627, però, a seguito della  rinuncia del  Caracciolo, il Gran Magistero tornò alla Casata degli Angelo Comneno.  

Nel gennaio 1698 Francesco Farnese, Duca di Parma, sollecitò la cessione in suo favore del Gran Magistero Costantiniano presso Don Giovanni Andrea Angelo Flavio Commeno, Principe di Macedonia, Conte di Drivasto e Durazzo. Quest’ultimo, essendo in età avanzata, ammalato e senza prole, accondiscese alla richiesta del Duca e il trapasso fu confermato con Decreto del 5 agosto 1699 dell’Imperatore Leopoldo II e ratificato, con  Breve “Sincerae fidei” del 24 ottobre dello stesso anno, da Papa Innocenzo XII.

L’investitura del nuovo Gran Maestro avvenne  solennemente nel 1700 nella Chiesa di Santa Maria della Steccata a Parma, che da allora divenne sede dell’Ordine. Nel 1705 il Duca  procedette alla riforma degli Statuti Costantiniani per regolare, in particolare, la successione del Gran Magistero sulla base della primogenitura maschile farnesiana  e per stabilire, inoltre, che, morendo il Gran Maestro senza prole, il Gran Magistero sarebbe passato al parente più prossimo al Gran Maestro defunto e appartenente alla Famiglia Farnese. La riforma ottenne l’approvazione di Papa Clemente XI - già Cardinale Protettore dell’Ordine - che con  Bolla “Militantis Ecclesiae” del 6 giugno 1718 accordò grandi privilegi al Gran Priore e al clero dell’Ordine, rinnovò l’approvazione per la cessione del Gran Magistero fatta dall’ultimo Principe della Famiglia Angelo Commeno al Duca di Parma, senza tener conto delle pretese antiche origini imperiali dell’Ordine, come se si trattasse di una nuova fondazione: “Perinde ac si ab ispomet Francisco Francisco Duce vere de novo erecta et istituta fuisset”.

L’impulso dato dal Duca all’Ordine portò alla costituzione di un “Reggimento Costantiniano” che sulle orme di altri famosi Ordini si batté contro l’avanzata dei  Turchi in Dalmazia e nel Levante. Le benemerenze acquisite dai Cavalieri Costantiniani nella difesa della civiltà cristiana furono riconosciute nella Bolla “Militantis Ecclesiae” emanata il 27 maggio 1718 da Papa Clemente XI. Con tale documento, uno dei più importanti nella storia dell’Ordine, la Santa Sede approvò anche la scelta della Chiesa di Santa Maria della Steccata a Parma quale sede conventuale della Sacra Milizia, con l’esenzione da ogni giurisdizione episcopale.

La morte di Francesco I  Farnese, avvenuta il 26 febbraio 1727 senza lasciare discendenza, pose il problema della successione, momentaneamente accantonata dall’ascesa al trono del fratello Antonio Farnese, già avanti negli anni e anch’esso senza discendenza. In previsione della vicina estinzione della Casa Farnese, già nel Trattato di Londra del 1718, le Potenze europee avevano stabilito che la successione nel Ducato spettasse all’Infante Don  Carlo di Borbone, nato dal matrimonio di Elisabetta Farnese, nipote di Francesco I, con Filippo V di Spagna. Il Trattato ebbe pratica attuazione nel 1732 alla morte di Antonio Farnese e il passaggio del Gran Magistero a Don Carlo di Borbone fu approvato da Papa Clemente XII con Bolla del 12 maggio 1738.

Nel 1734 Carlo divenne Re di Napoli e nel 1735 fu incoronato, a Palermo Re di Sicilia. L’ex Ducato Farnesiano venne assegnato all’Austria e la sede dell’Ordine Costantiniano fu trasferita a Napoli con tutto l’archivio.

Nel 1759, alla morte del fratellastro Ferdinando VI, Carlo fu chiamato a succedergli sul trono di Spagna. L’opposizione delle potenze europee all’unione della corona iberica con quella napoletana, lo costrinsero, però, ad emanare la Prammatica del 6 ottobre 1759 in base alla quale, prima di salire sul trono di Spagna, destinava il Regno di Napoli al figlio terzogenito Ferdinando. Separatamente ed espressamente Carlo III  investì l’Infante Ferdinando del Magistero Costantiniano, trapasso confermato da Papa Clemente XIII con il Monitorium del 19 dicembre 1763 nel quale, fra l’altro, venivano concessi all’Ordine nuovi privilegi.

La cessione fu, solo inizialmente, contestata da Don Filippo di Borbone, secondogenito di Elisabetta Farnese e zio di Ferdinando, salit [Antiche decorazioni dell'Ordine Costantiniano] o sul trono degli ex Stati farnesiani con il Trattato di Aquisgrana del 1748 e fondatore della Dinastia dei Borbone-Parma. Il Gran Magistero continuò, quindi, ad essere esercitato da Ferdinando IV , grazie anche al riconoscimento di Pio VI con Bolla “Rerum humanarum conditio” del 24 marzo 1777, nella quale venivano pure dichiarati aggregati all’Ordine i benefici dell’estinto Ordine Monastico di Sant’Antonio Viennese di Francia.

Nel 1816, però, l’ex Imperatrice dei Francesi Maria Luigia d’Asburgo, alla quale  per il Trattato di Parigi del 1814 era stato assegnato il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, quale discendente in linea femminile dei Farnese  ricostituì nei suoi Stati l’Ordine Costantiniano di San Giorgio, del quale assunse il Gran Magistero.

Accese dispute insorsero allora  tra i Borboni di Napoli, i quali si consideravano i legittimi depositari della Sacra Milizia Costantiniana, e la Corte di Parma. La questione rimase aperta anche dopo da morte di Maria Luigia e il ritorno del Ducato sotto i Borbone-Parma, i quali mantennero l’Ordine Costantiniano, continuando a concederne le decorazioni. La Santa Sede non intervenne direttamente nella controversia ma ribadì con  Breve di Pio IX “Maxima et Praeclarissima” del 17 luglio 1851 le immunità e le prerogative concesse ai Grandi Maestri dell’Ordine Costantiniano di Napoli. Privilegi successivamente confermati dallo stesso Pontefice nel Breve “Expositum Nobis” del 30 ottobre 1860.

Con l’unità d’Italia la Casa di Borbone perse il trono delle Due Sicilie, ma conservò il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. La Santa Sede non esitò a riconoscere la legittimità della continuazione della Sacra Milizia nella Famiglia magistrale: Pio IX, poco prima di morire impartì l’Apostolica  Benedizione al Re Francesco II con la Lettera “Nei tristissimi tempi” del 14 gennaio 1878; Leone XIII impartì al Conte di Caserta e alla sua Famiglia l’Apostolica Benedizione con la Lettera “Dilectissime in Christo”  del 19 febbraio 1879;  Pio X, con Biglietto della Segreteria di Stato 7 marzo 1910,  nominò Protettore dell’Ordine Costantiniano il Cardinale Domenico Ferrata, Prefetto della Congregazione della disciplina dei Sacramenti. Successivamente, su nomina di Benedetto XV, ricoprirono la carica di Protettori  il Cardinale Francesco di Paola Cassetta (1914), e il Cardinale Vittorio Amedeo Ranuzzi de’ Bianchi de’ Medici  dei Conti di Piano (1919).

Dopo la scomparsa dell’ultimo Sovrano delle Due Sicilie Francesco II, avvenuta nel 1894, l’Ordine  venne retto per molti anni dal fratello, il Principe Don Alfonso, Conte di Caserta (1841 - 1934) che apportò variazioni agli Statuti con esplicita approvazione della Santa Sede. Alla sua morte i diritti e le prerogative di Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie e il Magistero dell’Ordine Costantiniano passarono al figlio primogenito Don Ferdinando Pio, Duca di Calabria ( 1869-1960), che il 20 luglio 1934 promulgò da Cannes i nuovi Statuti della Sacra Milizia, già predisposti dal Conte di Caserta.

Alla scomparsa del Principe Don Ferdinando Pio, essendogli premorto  l’unico figlio maschio Ruggero (1914), la successione, in virtù della legge salica, venne rivendicata  dalla discendenza legittima del di lui fratello secondogenito, Don Carlo, Conte di Caserta, Duca di Madrid (1870-1949). Il figlio di quest’ultimo, Don Alfonso (1901-1964) assunse, pertanto, “jure sanguinis” la primogenitura della Real Casa, con i relativi titoli, tra i quali il Magistero dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, riconosciuto come tale dai Capi degli altri due rami della Casa di Borbone: il Conte di Barcellona e il Duca di Parma. [Antichi collari dell'Ordine Costantiniano]

A lui è succeduto, nel 1964, il figlio S.A.R. il Principe Don Carlos  di Borbone delle Due Sicilie e Borbone-Parma, Duca di Calabria, Conte di Caserta, che è ,quindi, l’attuale Capo della Casa di Borbone delle Due Sicilie e XI Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Alla morte di Don Ferdinando, Pio il titolo di Capo della Real Casa Borbone delle Due Sicilie e il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio vennero pure rivendicati dal Principe Ranieri, Duca di Castro, (1883-1973) quintogenito maschio del Conte di Caserta, richiamandosi al patto successorio sottoscritto a Cannes nel 1900 dal secondogenito Don Carlo. Dal 1960, pertanto, esiste un altro ramo dell’Ordine Costantiniano,  di cui è attuale Gran Maestro S.A.R. Don Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro.

La Santa Sede, suprema regolatrice delle Religioni militari, ha evitato di pronunciarsi sulla legittimità  delle pretese avanzate dal  ramo ultragenito della storica Famiglia, ed anche il Sovrano Militare Ordine di Malta ha mantenuto sulla questione una sostanziale neutralità.

Un aperto riconoscimento della posizione dinastica di Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie e della sua conseguente  titolarità dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio   si è avuto da parte della Corona di Spagna e  dell’ordinamento giuridico spagnolo. L’8 marzo 1984, infatti , il Marchese de Mondejar “Jefe de la Casa de S.M. el Rey” attestò che il Re di Spagna Juan Carlos I aveva ordinato pareri ufficiali ad organi giurisdizionali e di Governo (Consiglio di Stato, Ministero degli Esteri, Ministero della Giustizia, Reale Accademia di Giurispudenza e Legislazione, Istituto Salazar y Castro, del Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche) su chi dovesse essere ritenuto Capo della Casa di Borbone Due Sicilie e Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. I pareri , largamente motivati,  furono unanimi nel riconoscere la persona di S.A.R. Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie ”como titular de la Jefatura de la Casa de Borbòn Dos Sicilias y del Gran Maestrazo de la Orden Costantiniana de San Jorge”.

La particolare considerazione che Don Carlos gode presso la Corte di Madrid è confermata, inoltre, dalla sua  elevazione all’alta dignità di Infante di Spagna, avvenuta  nel 1994 per volontà dello stesso Sovrano.

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