STORIA DELL'ORDINE - Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Delegazione della Tuscia e Sabina

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STORIA DELL'ORDINE

L'ORDINE

L'Ordine Costantiniano di San Giorgio comparve in Italia nella prima metà del XVI secolo. Esso fu portato dagli Angelo Comneno di Drivasto, Principi di Tessaglia, che si proclamavano discendenti della Stirpe Imperiale che aveva regnato su Bisanzio. Per dare maggiore lustro all'Ordine, gli storici di corte rinascimentali ne fecero risalire l'origine all'Imperatore Costantino I il Grande. Secondo questa tradizione, la Sacra Milizia fu creata per fornire una guardia permanente al Labaro che era stato portato alla testa  delle truppe dell'Imperatore durante la battaglia del Ponte Milvio nel 312. Dopo questa grande vittoria sulle forze pagane di Massenzio, l'Impero si convertì al Cristianesimo.

In base ad alcuni Statuti risalenti al XVI secolo, la Regola dell'Ordine fu imposta dall'Imperatore Isacco II Angelo nel 1190. Tuttavia, il primo documento inoppugnabile riguardante la costituzione, o ricostituzione, dell'Ordine ad opera degli Angelo di Drivasto risale solo al 1522. In ogni caso, la mancanza di documenti relativi all'Ordine precedenti questa data non costituisce assolutamente la prova che l'istituzione fu inventata  dai Principi Angelo Flavio in esilio. E' possibile, invece, che l'Imperatore Isacco abbia voluto un corpo militare simile a quello degli Ordini che in quel periodo attraversavano l'Impero Bizantino per recarsi in Terra Santa.

I primi Gran Maestri di cui si hanno evidenze storiche furono: Andrea II, Principe titolare di Macedonia, Duca di Durazzo e Drivasto (morto nel 1479) e suo fratello Piero I (morto nel 1511). Un loro cugino, Paolo, divenne prima Arcivescovo di Durazzo e quindi Cardinale. Secondo un recente studio storico,  comunque, la famiglia Angelo comandò realmente un manipolo di uomini d'arme posto prima al servizio del famoso comandante albanese Scanderbeg e, in seguito, della Serenissima Repubblica Veneziana.

La famiglia degli Angelo Flavio sembra godesse anche di potenti appoggi presso la Curia Romana. In quel periodo, infatti, la Santa Sede pensava potessero guidare una Crociata contro i turchi che avrebbe potuto riportare Bisanzio sotto l'obbedienza di Roma. Proprio per questo motivo gli stessi Papi davano credito alle loro pretese imperiali. La prima menzione ufficiale dell'istituzione si trova nella Bolla "Quod Alias", con la quale Papa Giulio III accordò il Gran Magistero dell'Ordine ai Principi Andrea e Girolamo Angelo. Nel 1575 i Principi vennero posti sotto la protezione spirituale del Patriarca di Alessandria e l'anno successivo (1576) la Santa Congregazione del Concilio dichiarò vera Religione l'Ordine Costantiniano di San Giorgio, ponendolo sotto la Regola di San Basilio. Con questa dichiarazione l'organo curiale attribuì ai "Cavalieri Professi" il diritto di godere dei benefici ecclesiastici e secolari. Questi benefici vennero, in seguito, confermati varie volte dai Pontefici sino al Breve "Maxima et Praeclarissima" del 17 luglio 1851 di Pio IX .

I primi Statuti dell'Ordine, di cui siamo in possesso, furono pubblicati a Venezia nel 1573, a Piacenza nel 1575, a Padova nel 1577, a Roma e Ravenna nel 1581, a Milano e Bologna nel 1583, a Madrid nel 1588 ed a Trento nel 1624. Questi, non solo sostenevano una fondazione Bizantina, ma asserivano che gli Statuti originali erano stati emanati personalmente dall'Imperatore Isacco Angelo nel 1191. Negli Statuti del XVI secolo erano registrati anche i nomi dei primi membri dell'Ordine.

Nel 1595, Filippo II di Spagna riconobbe l'Ordine ufficialmente ed appoggiò le rivendicazioni imperiali della famiglia Angelo Flavio. Nel 1596, un decreto di Papa Sisto IV, confermando il privilegio dei benefici ecclesiastici per i "Cavalieri Professi", soppresse il requisito del permesso papale per accedere a tali benefici. Nel 1630 l'Ordine fu riconosciuto anche dall'Imperatore del Sacro Romano Impero. Nel 1671 fu posto sotto la protezione della Serenissima Repubblica Veneziana e, nel 1684, ebbe anche la protezione del Re di Polonia.

Il problema principale degli Angelo Flavio fu, però, sempre la loro condizione economica, tanto che, nel 1623, dovettero vendere il Gran Magistero dell'Ordine a Marino Caracciolo, Principe di Avellino. Il passaggio poté essere perfezionato grazie all'approvazione di Papa Urbano VIII. Alla morte del Principe Marino Caracciolo (1630), il Gran Magistero, secondo quanto pattuito, tornò agli Angelo Flavio.

Tuttavia, alla fine del XVII secolo, divenne impellente il problema della successione al Gran Magistero: all'interno della famiglia Angelo Flavio c'era un solo maschio vivente. Così, col duplice scopo di evitare la fine dell'Ordine e di assicurarsi una cospicua rendita per gli ultimi anni di vita, l'ultimo Gran Maestro degli Angelo cercò di cedere questa sua eredità a qualche Signore dell'epoca. L'offerta entusiasmò immediatamente il Duca di Parma e Piacenza, Francesco Farnese, che voleva accrescere il lustro della sua Casata con qualche Ordine Cavalleresco di antica origine. Le trattative per la cessione iniziarono intorno al 1695 e terminarono il 27 luglio 1697 con la stipula dell'Atto di Cessione. Il subentro fu confermato dall'Imperatore Leopoldo II attraverso il decreto del 5 agosto 1699, "Agnoscimus et notum facimus", e fu ratificato da Papa Innocenzo XII con il Breve del 24 ottobre 1699 "Sincerae Fidei". La solenne investitura del nuovo Gran Maestro ebbe luogo nel 1700 nella Chiesa della Steccata di Parma, che da allora divenne Chiesa Magistrale. Per ringraziarlo dell'onore, il Duca concesse al Principe Gian Andrea Angelo Flavio Comneno la castellanza di Piacenza ed il posto di Prefetto titolare, carica che rivestì dal 30 agosto 1700 fino alla morte, avvenuta l'8 aprile 1702.

L'acquisizione del Gran Magistero aggiunse notevole lustro alla famiglia Farnese. I suoi richiami all'antichità ed al fatto di essere considerato il decano di tutti gli Ordini cavallereschi, benché la cosa non fosse accettata universalmente, diedero alla famiglia un lustro considerevole. Adesso, al pari degli altri Principi italiani, anche il Duca di Parma poteva esibire una prestigiosa istituzione nel suo Ducato. Il prestigio dei Farnese aumentò ulteriormente nel 1714, quando la nipote del Duca, Elisabetta, convolò a nozze con Filippo V di Spagna.

L'appoggio papale all'Ordine fu mantenuto per tutto il XVII secolo sia attraverso la figura di un Procuratore Generale a Roma che attraverso la nomina di un Cardinale Protettore; il Cardinale Dè Massimi (1672), il Cardinale Caveliero (1687) ed il Cardinale Albani (1690). Quest'ultimo, nel 1701, divenne Clemente XI. Il primo aprile successivo alla sua elezione istituì definitivamente la carica di Cardinale Protettore. (lettera "Cum Religio, seu Militia Angelica Constantiniana sub titulo Sancti Georgii").

Il 25 maggio 1705 Francesco Farnese emanò i nuovi Statuti. Ci sarebbero stati cinquanta Senatori Gran Croce (in ricordo della Guardia al Labaro di Costantino), decorati con collare dorato, ed un numero illimitato di Cavalieri di Giustizia e di Grazia. La sede centrale dell'Ordine fu stabilita nella Chiesa della Steccata a Parma, che fu riconosciuta anche come Sede Conventuale. La riforma degli Statuti fu approvata dal Papa con Lettera Apostolica del 12 luglio 1706.

Il nuovo Gran Maestro, ispirato dalle tradizioni cavalleresche che l'Ordine rappresentava, decise di unirsi alla Lega Santa e partecipare alla campagna per respingere le truppe del Sultano Achmed III dai Balcani. Il primo contingente Costantiniano, forte di duecento uomini, lasciò Parma il 2 agosto 1715. Diciotto mesi più tardi partì il "Reggimento Imperiale Cavalleresco Costantiniano di San Giorgio", composto da circa duemila tra Ufficiali e truppa, posto sotto il comando del Balì Colonnello Conte Federico dal Verme, veterano dell'Ordine di Santo Stefano. Nonostante i Cavalieri ed i soldati del reggimento si fossero distinti per il loro valore, la campagna non raggiunse mai il suo obiettivo.

La morte, senza eredi, del Duca Francesco I Farnese (26 febbraio 1727) fece tornare in primo piano il problema della successione al Gran Magistero, problema momentaneamente accantonato dalla nomina del fratello Antonio. Tuttavia, Antonio era in età avanzata e non si era mai sposato. In ogni caso, già nel Trattato di Londra del 1718 le Potenze europee avevano stabilito che la successione al Ducato di Parma spettasse a Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna. Pertanto, alla morte di Antonio Farnese fu applicato il Trattato di Londra e, nel 1731, l'Infante di Spagna don Carlos di Borbone Farnese ascese al trono del Ducato di Parma ed assunse la dignità di Gran Maestro dell'Ordine Costantiniano.

Nel 1734, don Carlos conquistò il Regno di Napoli e quello di Sicilia. A causa di questi successi gli equilibri di potere continentali furono turbati, pertanto le Potenze stipularono il trattato di Utrecht che prevedeva il passaggio del Ducato di Parma sotto l'influenza austriaca in cambio del riconoscimento di Carlo quale Re di Napoli e di Sicilia. In seguito, il Trattato di Vienna del 1736 riconobbe a Carlo anche la successione al Gran Magistero Costantiniano, successione che fu sanzionata anche da Papa Clemente XII con una Bolla datata 12 maggio 1738. Da quel momento in poi le funzioni amministrative dell'Ordine furono gradualmente spostate a Napoli.

Alla morte del fratellastro (1759), Don Carlo ascese al Trono di Spagna, ma le potenze europee si opposero all'unione delle due corone, pertanto, in seguito al Trattato di Napoli del 3 ottobre, Carlo promulgò la Prammatica Sanzione, con la quale destinava alla sua successione il figlio terzogenito Ferdinando. Questi ascese al trono con il nome di Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia. Dieci giorni più tardi, il padre gli trasmise il Gran Magistero dell'Ordine Costantiniano in qualità di "legittimo erede primogenito maschio dei Farnese". Il 19 dicembre 1763, anche Papa Clemente XIII confermò la successione.

Alla morte di Ferdinando (1825), la successione al Trono ed al Gran Magistero fu assicurata da suo figlio Francesco I, morto nel 1730. A questi succedette il figlio Ferdinando II, morto il 22 maggio 1859 all'età di quarantanove anni. Suo successore fu il figlio Francesco II, persona estremamente spirituale ed introversa. Il nuovo Re non era assolutamente preparato a fronteggiare la minaccia portata da Garibaldi che, mal consigliato dai suoi ministri e dai suoi generali, tradito da una buona parte della nobiltà, fu deposto, ma non debellat, nel settembre 1860.

Francesco, nonostante fosse stato privato della Corona e delle proprietà, dalla residenza romana di Palazzo Farnese, continuò a ricompensare con l'Ordine molti nobili napoletani e siciliani che erano rimasti fedeli alla Famiglia Reale in esilio. L'ultimo Re delle Due Sicilie morì senza eredi nel 1894. Gli succedette il fratello Alfonso, Conte di Caserta, che non assunse mai il titolo di Re, ma non smise mai di rivendicare il Trono delle Due Sicilie.

Durante la Prima Guerra Mondiale l'Ordine fornì ambulanze ad assistenza ospedaliera ai feriti.

La Santa Sede, in seguito, portò l'Ordine sotto la sua stretta supervisione e, il 22 maggio 1918, nella Basilica di Santa Croce al Flaminio fu istituita una Cappella Costantiniana. Tuttavia, nel 1924, a causa di pressioni da parte dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, la Santa Sede non accordò più Cardinali Protettori all'Ordine. Per questo motivo il Conte di Caserta si offrì di restituire il Gran Magistero al Papa, che rifiutò.

In seguito ai Patti Lateranensi, il Vaticano fu costretto a prendere le distanze dal Conte di Caserta, che rifiutava categoricamente di rinunciare alle sue rivendicazioni sul Trono delle Due Sicilie. Deceduto Don Alfonso, tutti i suoi titoli passarono al primogenito Don Ferdinando Pio, Duca di Calabria, che il 20 luglio 1934, da Cannes, promulgò i nuovi statuti dell'Ordine. Il Duca di Calabria morì il 7 gennaio 1960 senza lasciare eredi.

La successione al Gran Magistero, in virtù della Legge Salica, fu rivendicata dalla discendenza legittima di suo fratello Don Carlo, Conte di Caserta. Il figlio di quest'ultimo, Don Alfonso, Duca di Calabria, assunse jure sanguinis la primogenitura della Real Casa con i relativi titoli, riconosciuto come tale dai Capi degli altri due rami della famiglia: il Conte di Barcellona ed il Duca di Parma.

L'Infante Don Alfonso, sposato con la Principessa Alice di Borbone-Parma, morì nel 1964. Suo successore fu il figlio Don Carlos, Duca di Calabria che, sposato con la Principessa Anne d'Orleans, vive in Spagna. Nel luglio del 1993 Re Juan Carlos I lo ha nominato Presidente del Consiglio dei quattro Ordini Militari di Santiago, Calatrava, Alcantara e Montesa. Il 16 dicembre 1994 è stato elevato alla dignità di Infante di Spagna. (V.B.)


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